Milos Forman

Il mondo del cinema e dell’arte piange il maestro Milos Forman,  Il grande regista cecoslovacco e Premio Orcar,  deceduto venerdì 13 aprile a 86 anni nella sua casa del Connecticut.

Osservatore eccentrico e visionario, Forman si dimostrato un esteta raffinato, dotato di un pensiero sociale e politico controcorrente e al tempo stesso, molto legato all’identità della sua storia.

Il linguaggio di Forman si è da sempre sempre contraddistinto per una sostanziale tendenza a ripercorrere eventi o personaggi, basandosi su di una sintesi romantica e atmosferica della dimensione storica e dei personaggi che ne hanno contraddistinto un determinato periodo.

Il primo premio Oscar il regista lo ottenne, nel 1975, grazie a quello che, da molti è considerato il capolavoro: “Qualcuno volò sul nido del cuculo“. Il film, tratto dal romanzo di Ken Kesey, fu uno dei primi lavori a mettere in scena un mondo che ancora faceva un po di timore e preferiva essere messo da una parte, lontana per quanto possibile dalla società “normale”. Indimenticabili le performance di Jack Nicholson, Louise Fletcher e Danny De Vito, immersi nella dimensione sensitiva dei personaggi, ognuno con le proprie peculiarità e dai quali traspare quell’aspetto tremendamente umano, a cui lo stesso tema musicale, quasi in sordina, riuscì a dare una profondità unica. La colonna sonora fu una delle prime a utilizzare il Theremin, per la capacità di riprodurre la voce umana, quanti stridula e flebile; un po come la sensibilità dei personaggi alla prese con un mondo che non gli permette di urlare la propria voce.

Il film lanciò Milos Forman nell’olimpo dei dei grandi cineasti di Hollywood, proprio nel momento in cui gli studios ricevevano i contraccolpi creativi dei vari Coppola, Lucas e Spielberg.

Il grande cineasta si pose da subito come rappresentante di una certa cultura cinematografica europea naturalizzata americana, con una grande attenzione ai canoni tipici della comicità passionale e dolente di Charlie Chaplin e  Buster Keaton.

Unironia graffiante e profonda che destruttura il genio sregolato  di Mozarte, con un altro grande successo: Amadeus,  Premio Oscar nel 1984. La particolarità di questo film fu di riuscire a sfruttare la spettacolarità della vita e della partiture del prodigio di Salisburgo, in una chiave teatrale, dinamica e sulfurea, anche se non corrispondente alla realtà della sua vita e della sua morte. Il film suscitò numerose polemiche e ancora oggi è motivo di dibattito fra musicologi e critici che non hanno mai perdonato al regista la distorsione totale e allegorica della figura del suo presunto antagonista e grande compositore della corte di Vienna;  Antonio Salieri.

Una capacità di intesi concettuale e sentimentale, capace di destare gli animi, come nel caso dello Showman Andy Kaufman, che nel suo “Man on the moon”, porta il volto e la sensibilità spiccata di un grande personaggio che a Kaufmann, deve molto della sua influenza.

Anche il teatro musicale diventa una passione che Forman riesce a sintetizzare, attualizzando storia, costumi e contesto musicale,  con “Hair“; un musical naturalistico, pacifista, a tratti decadente, con il quale egli portò, l’universo degli Hippie, ormai prossimo al tramonto, sui grandi palcoscenici di tutto il mondo.

L’ultimo suo ambizioso progetto era la sceneggiatura  di un film documentario dal titolo, “Il fantasma di Monaco”, scritto a quattro amni con un suo grande amico ed ex presidente della Ex Repubblica Cecoslovacca, Vaclav Havel, riguardo alla conferenza sull’accordo di Monaco con il quale nel 1938 fu decisa l’annessione della regione cecoslovacca dei Sudeti a maggioranza tedesca, alla Germania nazista.

 

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